L’ISDEE

Paesi membri dell'Unione EuropeaLa sigla ISDEE, che sta per Istituto di Studi e Documentazione sull’Europa Comunitaria e l’Europa Orientale, indica un’istituzione europea che da sempre si occupa di mediare i rapporti tra gli stati comunitari e gli stati dell’est Europa.

L’isdee e la Comunità Europea

L’istituto fu fondato alla fine degli anni ’60 a Trieste per regolare i rapporti fra i Balcani, l’Europa dell’est e gli stati occidentali. Inizialmente svolgeva un’opera di mediazione culturale utilizzando la sede triestina come ponte fra est ed ovest dell’area europea, in seguito ha acquisito ruoli sempre più importanti anche in ambito politico ed economico. Dopo la caduta del muro di Berlino gli stati dell’est interessati dalla sua azione sono aumentati arrivando a comprendere anche i paesi slavi: in un momento storico così delicato l’isdee ha svolto un ruolo molto importante creando le condizioni necessarie ad una maggiore interazione fra gli stati, cosa che ha semplificato molto lo sviluppo di accordi e relazioni internazionali efficaci. L’istituto è costituito da un gruppo di ricercatori che studiano costantemente gli sviluppi della società europea, si tratta quindi di un osservatorio che si occupa di monitorare le dinamiche interne agli stati in una prospettiva più ampia e comunitaria.

La cultura europea dell’ovest e dell’est

L’isdee nasce sostanzialmente come un centro di cultura il cui intento era quello di far incontrare due realtà distinte, legate a due aree di influenza distanti seppur vicine geograficamente. Si tratta di un esempio di integrazione e cooperazione europea prima dell’effettiva nascita della UE, con cui comunque attualmente collabora. L’istituto si è occupato anche dei rapporti tra Europa occidentale e orientale durante la guerra nei Balcani, preparando il campo alle trattative di natura economica e politica che ne sono scaturite. L’isdee comunica i risultati delle sue ricerche tramite la rivista “Est-Ovest”, una pubblicazione molto dettagliata il cui intento è quello di far comprendere non solo la cultura, ma anche le dinamiche sociali e politiche attualmente in atto nei Balcani e nei Paesi slavi, che oggi svolgono un ruolo fondamentale sia per i moti migratori che ne scaturiscono, che per la loro influenza sempre crescente nell’ambito dell’economia di tutta l’Europa.

Foto: Tanja Bagusat

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Centri di documentazione europea

Università e istituti di ricercaI centri di documentazione europea (CDE) svolgono un importante ruolo informativo per favorire le politiche di integrazione dei singoli stati all’interno del sistema Europa; i cde si occupano di diffondere le normative comunitarie sia fra i comuni cittadini che negli istituti scolastici e di ricerca.

Gli Stati e l’Europa

I centri di documentazione contribuiscono a rendere trasparente l’operato della Commissione Europea a chiunque sia intenzionato ad approfondire i contenuti di alcune normative specifiche, in questo modo cercano di abbattere la diffidenza nei confronti delle istituzioni europee avvicinandole ai cittadini. I cde hanno sedi dislocate in tutta Europa e naturalmente ce ne sono diversi anche in Italia: per conoscere la sede più vicina basta semplicemente consultare il sito della Comunità Europea o più nello specifico quello della rete italiana dei centri di documentazione. Questa rete informativa esiste in Europa fin dagli anni ’60 e attualmente conta più di 500 sedi di cui 45 in Italia, ospitate nelle università e presso gli istituti di ricerca. In poche parole i cde costituiscono, insieme ai centri di orientamento per i cittadini, la rappresentanza locale della Commissione Europea all’interno degli Stati membri della UE.

La ricerca in Europa

I cde sono degli organi fondamentali per coordinare l’operato delle università e degli istituti di ricerca che, attraverso di essi, riescono ad entrare in contatto con la realtà comunitaria. In questo modo lo scambio di informazioni avviene più velocemente consentendo di attuare un sistema di collegamenti fra il mondo dell’università e della ricerca prima, e quello del lavoro dopo, senza alcun limite geografico all’interno dell’Europa. Lo scopo principale è quello di attuare un’ampia modernizzazione degli atenei europei per aumentare la competitività dei giovani inquadrando i programmi dei singoli stati in strategie comuni. In questo modo, collaborando anche con le aziende, si conta di immettere nel mondo del lavoro una gran quantità di laureati sempre più competenti. Questa misura si ritiene necessaria per la crescita e lo sviluppo sia di un’economia europea più salda sia per un aumento dell’occupazione giovanile a livello comunitario. In questo contesto i cde, con il loro ruolo di tramite, svolgono un compito fondamentale.

Foto: chiakto – Fotolia

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La crisi economica in Europa

L'euro e la crisi finanziariaL’Unione Europea si trova davanti ad una crisi internazionale che sta mettendo a dura prova il mondo occidentale; il momento più critico per l’euro si è avuto durante il corso del 2011, anno in cui Grecia, Irlanda e Portogallo hanno rischiato il default finanziario, ovvero di non poter arginare il proprio debito pubblico.

La crisi dell’euro

Nonostante la Grecia si sia salvata dall’insolvenza durante il 2011, la sua situazione rimane precaria minacciando di coinvolgere altre nazioni della Comunità Europea, come Italia e Spagna. Questo clima teso compromette notevolmente i rapporti di cambio tra euro e dollaro con conseguente instabilità sui mercati. Per evitare che il contagio si estenda a tutti i Paesi dell’eurozona, i vertici europei hanno chiesto delle garanzie di affidabilità da parte dei governi più a rischio di insolvenza e uno sforzo maggiore da parte di tutti gli stati membri affinché si raggiunga il pareggio di bilancio in tempi brevi. Anche se le politiche di austerità adottate contro la crisi stanno dando i loro frutti, alla lunga rischiano di deprimere l’economia portando alla recessione, per questo motivo, per risollevare l’euro, lo sforzo della Comunità Europea è volto verso obiettivi di crescita a livello nazionale e comunitario.

L’euro e il dollaro

La crisi che oggi coinvolge l’Europa è solo il risultato più recente di un periodo difficile che perdura dal 2008 a oggi. Questa crisi, nata negli Stati Uniti, si è poi diffusa per via dell’economia globalizzata a tutti i paesi che fanno parte dell’area economica americana, soprattutto quelli più ricchi, che hanno un basso margine di crescita. Il prezzo dei carburanti è salito creando un fenomeno di inflazione generalizzata che ha portato nel 2008 ad un forte squilibrio del tasso di cambio tra euro e dollaro. Con la moneta europea tanto forte e gli Stati Uniti indeboliti economicamente, si è verificato un calo delle esportazioni che ha danneggiato i paesi comunitari, creando alcune delle premesse della crisi di oggi. Attualmente il Consiglio Europeo, guidato da Germania e Francia, sta cercando di mettere in pratica i provvedimenti necessari con l’accordo di tutti gli stati membri.

Foto: imageteam

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